Di mostri e principesse

C’era una volta, una principessa.

Aveva i capelli neri come piume di corvo ed occhi del colore del cielo.

La principessa amava i libri più dei balli, adorava passeggiare per i fitti boschi che circondavano il suo castello e mangiare burro d’arachidi direttamente dal vasetto.

Sapeva usare la spada, parlava quattro lingue ed amava scrivere lettere fino a notte fonda.

Era felice, libera, ma dentro di lei iniziava a farsi spazio anche qualcos’altro. Iniziava a sentirsi sola, incompleta. Alla costante ricerca di qualcosa, senza sapere mai cosa fosse davvero.

Ma la sua vita continuava placida e tranquilla, certo, finché un giorno un grosso, gigantesco mostro non piombò nelle sue terre.

La principessa ne era tanto spaventata, si sentiva perduta, così si chiuse a chiave nel suo immenso castello e pregò per l’aiuto del suo principe azzurro.

Aveva letto mille e mille storie che parlavano di lui, aspettava dunque ch’egli si palesasse da un momento all’altro. Forse, trovandolo, avrebbe placato anche l’insoddisfazione che l’attanagliava. Si sarebbero sposati, e sarebbero vissuti per sempre felici e contenti. Sì, era proprio ciò che le serviva.

Tuttavia aspettava e aspettava, ma del principe nemmeno l’ombra.

Così prese coraggio, uscì dal castello e corse a cercarlo ella stessa: vagò per mari e per monti, attraverso guerre e tempeste, ma del suo principe non c’era traccia.

Certo, aveva incontrato tanti prodi cavalieri che le avevano regalato dolcissimi versi, fiori e sorrisi, ma dopo un po’ perdevano interesse per la sua causa.

Incontrò persino furfanti e mercenari, che promisero di salvare la principessa e il suo castello dietro un lauto compenso, ma lei credeva ciecamente al suo principe, al vero amore, e rifiutò di cedere ad ogni altro accordo.

Conobbe poi donne che vivevano da sole in immensi villaggi ed erano felici, e si chiese come fosse possibile. C’erano persone che le offrivano ristoro, bevande calde e torte di mele, ma lei non ci badava, presa com’era dalla sua ricerca.

Dopo tanto vagare, tuttavia, disperata e con le vesti lacere, si costrinse a tornare al castello.

Alle soglie del regale palazzo, la strada le fu sbarrata nientemeno che dal mostro.

La principessa soffocò un urlo. Spaventata cercò di fuggire, ma non aveva via di scampo. Così guardò quell’essere immondo dritto negli occhi, pronta ad affrontare il suo destino.

E scoprì che anche lui la stava osservando, ma non aveva un’aria così minacciosa.

“Perché sei conciata così?”, egli le chiese.

“Volevo trovare il mio principe azzurro così che potesse salvarmi da te! Ma lui mi ha abbandonata, ed ora sono pronta a morire con onore!” gridò lei, con più coraggio di quanto non sperasse.

Ma il mostro la guardava stupito.

“Io non ho intenzione di farti del male. I tuoi boschi sono freschi e profumati ed io volevo trovar ristoro presso il lago qui vicino. E’ un bel posto, questo qui. Non sei mai stata in pericolo. E non hai bisogno di nessun principe.”

La principessa era sgomenta.

“Per cosa ho tanto vagato, allora?”

“Per scoprire che non hai bisogno d’altri se non di te stessa. Hai coraggio da vendere, sai usare la spada, potresti uccidermi benissimo da sola.”

“Ma il principe azzurro poteva aiutarmi a sentirmi meno sola, meno vuota ed incompleta! E non sono stata in grado di trovarlo!”

“Ti senti sola, vuota o incompleta adesso?”

La principessa ci rifletté per un istante: pensò al suo viaggio, alle difficoltà che aveva affrontato, alle persone che aveva conosciuto ed a tutto ciò che aveva imparato. Era stata così presa da quella folle ricerca da non rendersi conto che, in fin dei conti, non le importava un granché di non aver trovato il principe.

“No”, rispose con sincerità.

“E’ perché non hai bisogno di un principe per essere felice o completa. Non hai bisogno di fuggire da me. A completarti bastano le tue esperienze, le tue paure, i tuoi sogni, il modo in cui vivi i giorni belli e quelli brutti. Non esiste nessuna metà della mela, principessa, sei intera così come sei.”

Quel giorno la principessa ed il suo mostro, diventarono grandi amici.

E lei non si sentì mai più sola.

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